Facevo due passi l’altro giorno a Monte Franoso, luogo dove,
saltuariamente, faccio incursioni e sempre trovo spunti su cui scrivere. So
benissimo che questi spunti, poi, infastidiscono qualche Montefranosino un po’
più permaloso degli altri. Facendo due passi, appunto, in pieno centro vedo la
macchina dei tutori dell’ordine municipale fermarsi in mezzo alla strada.
Dentro ci sono due persone in divisa che mi guardano fisso fisso. Faccio per
avvicinarmi e vedere se, magari, debbano dire qualcosa proprio a me ma quello
seduto sul mio lato volge altrove lo sguardo. Da ciò intuisco che, forse, non
era me che fissava e, quindi, tiro dritto.
Mentre attraverso la strada davanti alla Panda bianca, però, il
conducente, più alto in grado dell’altro, apre il finestrino e prende a
fissarmi ancora più fisso di prima. Lo vedo con la coda dell’occhio mentre
cammino, mi volto e quello continua a fissarmi. Allora mi avvicino e chiedo: mi
deve dire qualcosa? E quello: “no, perché mai, solo buongiorno” e continua a
fissarmi con uno sguardo piuttosto truce.
Al che mi sono impaurito, ma proprio impaurito tanto. Perché, sapete,
sono molto sensibile a queste venate intimidazioni, a questi messaggi
subliminali, e mi fanno una paura blu, sono il miglior sistema per mettermi a
tacere. Infatti ho subito deciso che non scriverò più nulla su Monte Franoso perché
questa cosa mi ha fatto davvero impaurire. Infatti non ho appena scritto su Monte
Franoso. E voi non lo avete letto. Ci siamo capiti, picciotti?
Luca Craia
N.B.: come sempre si
tratta di storia di fantasia e ogni riferimento a fatti e personaggi reali è
puramente casuale.
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