Voi ve la ricordate l’Italia prima del ’92?
Io sì, me la ricordo bene, purtroppo anche per ragioni anagrafiche. Mi ricordo
un Paese florido, pieno di aspettative, con un futuro immenso davanti, un Paese
rispettato nel consesso internazionale, un Paese ricco, potenza industriale tra
le più grandi al mondo, un Paese strategicamente fondamentale sia
geopoliticamente che economicamente. Mi ricordo un popolo dinamico, giovani
pieni di progetti, aziende che crescevano, idee che si potevano concretizzare.
Poi è successo qualcosa, e si è rotto tutto.
Noi pensiamo che la situazione attuale
sia figlia del 2001 e della crisi mondiale che ne è seguita e che non è più
finita. Io credo che, almeno per l’Italia, tutto è cominciato molto prima,
esattamente il 17 febbraio 1992. In quel lontano 1992 in cui la politica
collassò sotto i colpi della magistratura che decapitò di fatto il Paese
lasciandolo senza guida, aprendo le porte alla mafia e a poteri diversi da
quelli democratici che avevano fatto prosperare l’Italia fino ad allora.
Anche qui mi ricordo bene cosa accadde:
prima la rivoluzione politica, praticata nei tribunali, nelle carceri, i
suicidi sospetti, le fughe, una classe politica annullata. Poi i due colpi
fatali della Mafia, l’uccisione prima di Giovani Falcone e poi di Paolo
Borsellino.
Il Paese cambiò volto, arrivò una nuova
classe dirigente fatta da squali della finanza e incompetenti senza esperienza,
un duopolio ignobile, l’obbligo di scegliere tra la padella e la brace mentre a
governare ci pensavano altri, le decisioni venivano prese altrove. E cominciò
il declino, prima di tutto culturale, qualitativo, poi economico e sociale.
Ecco come siamo arrivati a questo 2019 spaventoso, dove c’è un governo immobile
e non c’è un’alternativa valida, dove c’è una crisi profonda nella società, la
povertà che dilaga e la gente che si butta dai ponti perché non vede un futuro.
Tutto questo è cominciato in quel
nefasto 1992, quando l’Italia che conoscevamo è saltata in aria insieme a una Croma
e a una 126 amaranto.
Luca
Craia